Genova: “Centro Carabinieri Subacquei di Genova” - I Carabinieri del Centro Carabinieri Subacquei di Genova in supporto alla Compagnia di Alassio hanno eseguito in questi giorni una serie d’ispezioni per verificare l’integrità dei siti archeologici sommersi al largo dell’Isola Gallinara. Segnalazioni di movimenti notturni sospetti di alcune imbarcazioni, viste dalla costa aggirarsi e soffermarsi più volte proprio nel tratto di mare che custodisce i due profondi relitti (con il loro prezioso carico di anfore affondate oltre 2000 anni fa), ha insospettito i militari alassini che hanno richiesto immediatamente l’intervento dell’unità speciale subacquea per una verifica. L’esito dei controlli è stato positivo, le anfore dei due relitti sono tutte al loro posto, seppur avvolte da qualche rete da pesca strappata che fa supporre che le imbarcazioni avvistate dai cittadini erano quelle di qualche incauto pescatore che cercava di recuperare le reti incagliate, strappandole.
I due relitti in questione sono navi onerarie romane che si trovano a profondità di circa -43 e -56 metri, affondate circa 2100 anni or sono mentre erano dirette al porto di Albingaunum, cittadina fondata nel II secolo a.c. che dovette la sua fortuna alla baia riparata dall’Isola Gallinara. Le imbarcazioni, distanti tra loro circa un miglio marino, sono di dimensioni medio-piccole con stazza stimata inferiore alle 75 tonnellate in grado di trasportare oltre 1500 anfore. Il contenuto poteva essere vino, olio o cereali, come testimoniano altri ritrovamenti di navi simili. Alcune di queste anfore caratterizzato da anse sinuose e corpo ogivale erano prodotte in Campania ed utilizzate per l’esportazione di vino tra la metà del II secolo a.c. e la fine del I secolo d.c.. I due relitti pullulano di vita sottomarina, le anfore ammassate le une sulle altre sono ricoperte di spugne colorate e crostacei. Al loro interno trovano riparo una grande quantità pesci tra cui scorfani, mustelle, murene, nonchè polpi ed astici.
Proprio per queste ragioni alcuni pescatori cercano di passare con le reti vicino ai relitti pur sapendo di correre il rischio di perdere le reti e rovinare qualche anfora (che con il loro enorme peso, data la grande quantità di sabbia all’interno, non riescono ad essere trattenute dalle reti da pesca ma possono rompersi). Altri pescatori probabilmente si soffermano sui relitti per la pesca detta al “bolentino“. I Carabinieri Subacquei possiedono una mappatura fotografica dei siti archeologici, suddivisa in settori e sono in grado di verificare se vi siano ammanchi o spostamenti di materiale nei relitti. Per questo è particolarmente preziosa la loro costante opera di vigilanza su questi eccezionali siti storici.
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