ALTRE DUEMILA SPECIE sono state aggiunte all’annuale Lista rossa degli animali e delle più a rischio di estinzione. Il catalogo "ufficiale" redatto dalla Iucn-The World Conservation Union include ora più di 12 mila specie. Dal Cinquecento a oggi, sostiene l’organizzazione che si occupa della biodiversità del pianeta, 762 piante e animali sono scomparsi, e di altri 58 si conoscono solo esemplari coltivati o in cattività . Secondo Achim Steiner, direttore generale dell’organizzazione, «sebbene stiamo solo grattando la superficie nel valutare animali e piante conosciute, pensiamo che la lista di 12.259 specie sia un indicatore di quanto sta avvenendo alla biodiversità globale». Tra le altre, la Iucn è preoccupata per il destino di due cetacei, la popolazione mediterranea del delfino comune (Delphinus delphis) e quella del Rio Grande de la Plata (Pontoporia blainvillei), un delfino di fiume. Tra i paesi con il più alto numero di uccelli e animali in pericolo ci sono Indonesia, India, Brasile, Cina e Peru. Le piante, invece, sono in rapido declino in Ecuador, Malesia, Indonesia, Brasile e Sri Lanka.
Quest'anno, in particolare, l’Iucn ha posto sotto la lente d'ingrandimento i problemi affrontati da molti habitat isolani. Nel caso delle Seychelles e della Galapagos, diversi animali e vegetali nativi vengono spinti verso l’estinzione da altre specie invasive. Delle 125 piante endemiche delle Hawaii, 85 sono considerate a rischio. «Posti come Galapagos, Hawaii e le Seychelles», commenta Steiner, «sono famose per la loro bellezza, che risiede principalmente nella diversità di piante, animali ed ecosistemi. La Lista rossa ci dice che le attività umane le stanno portando verso un tasso di estinzione che potrebbe rendere queste isole sterili da un punto di vista ecologico ed estetico».
Predatori protetti
Se sono sempre più numerosi gli animali destinati a scomparire dalla faccia della Terra, per alcuni non è ancora troppo tardi. Si dispera di salvare ben 11 delle specie di volatili asiatici ed è arrivato a 324 il numero di quelle in pericolo, il 12 per cento di quelle residenti in Asia. l’urbanizzazione e l’espansione delle piantagioni sono i principali responsabili della situazione nel continente asiatico, secondo la guida pubblicata dalla BirdLife International, una rete di gruppi di conservazionisti appartenenti a cento paesi diversi. Sembra che gli ornitologi impegnati nel progetto possano dare una visione aggiornata anche rispetto a quella prospettata dalla World Conservation Union, che aveva classificato le specie come "in grave pericolo". Ma la situazione è più grave e altrettanto allarmante è il grido d'allarme dei ricercatori sul campo: "critically endangered" sulla soglia dell’estinzione. Non sono neanche 50, per esempio, gli individui appartenenti alla specie del fringuello di Bali rimasti in natura. Una natura disturbata e distrutta, ogni giorno di più.
E cosa dire di situazioni ambigue, dove la vittima diventa a sua volta "carnefice"? Succede in Germania, dove è stato lanciato l’allarme per una specie in via d'estinzione che viene divorata da un'altra specie protetta. Si tratta di una popolazione di cormorani, uccelli dal becco lungo e nero, abili pescatori che possono restare anche per 30 secondi sott'acqua, a scapito dei malcapitati temoli (Thymallus thymallus) e dei pearl fish tipici della Germania. «Il problema è che si tratta di un uccello protetto che mangia un pesce protetto», comunica un portavoce del ministro per l’ambiente della Baviera. La regione ha chiesto il permesso di "ridurre" il numero dei cormorani, uccidendoli o prelevando le uova, ma anche l’Unione Europea è chiamata in causa. «Poichè gli uccelli migrano dagli altri continenti, occorre un provvedimento internazionale», continua il portavoce. «Praticamente il 90 per cento dei pesci di fiumi sono già in grave pericolo a causa degli uccelli», spiega Oliver Born, ufficiale dell’Unione statale per la pesca bavarese. «In alcuni fiumi abbiano dimostrato che quando arrivano i cormorani, verso la fine dell’inverno, scompare il 95 per cento dei pesci». Ma i cormorani sono ancora "intoccabili", da quando, nei primi anni Ottanta sono stati inclusi tra le specie protette dell’Unione Europea. E c’è chi li continua a difendere: non si può continuare a dimezzare le popolazioni, nè distruggere le colonie, serve un provvedimento efficace e valido a lungo termine.
Un trattato per gli albatros
Deve essere invece protetto un "cugino" dei cormorani: l’albatros, per l’esattezza 21 specie di questo uccello marino, uno dei più grandi e diffusi al mondo. E a questo proposito è stata accolta con entusiasmo la firma del trattato internazionale per la protezione degli albatros da parte del Sud Africa, che con questo atto si impegna a sorvegliare i palamiti: mezzi per la pesca che ogni anno uccidono 300 mila uccelli marini, un terzo dei quali albatros. Nonchè agire sulle altre cause di morte: distruzione di habitat, inquinamento, ratti, gatti selvatici e altre specie introdotte presso i siti di foraggiamento degli uccelli. Il Sud Africa è residenza di ben 4 specie di albatros, e si spera che presto firmeranno il trattato anche Gran Bretagna, Francia, Brasile, Cile e Perù.
Ma la situazione è grave non solo per gli uccelli. Non se la passano meglio, per esempio, i rinoceronti: è morto nel Rhino Conservation Centre in Malesia l’ultimo dei sette rinoceronti di Sumatra che vi erano ospitati. Una perdita estremamente grave se si pensa che in natura rimangono circa 300 esemplari dei rinoceronti più piccoli dei cinque tipi esistenti, il più raro dei grandi mammiferi. Le principali minacce restano i cacciatori e la distruzione di habitat, anche se i sette rinoceronti morti nel centro sono stati sconfitti dalla malattia, probabilmente da un'infezione simile alla polmonite. I veterinari responsabili degli animali rifiutano qualsiasi responsabilità . l’International Rhino Foundation che guida i progetti di conservazione dei rinoceronti sembra attribuire questa tragica fine al numero esiguo di animali: i piccoli gruppi di soggetti e soprattutto quelli che vivono in stretto contatto l’uno all’altro sono più esposti a ogni genere di calamità , sono più vulnerabili. Una lezione da tenere a mente.
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