L’arrugginita macchina della giustizia rischia letteralmente di esplodere ed in questi ultimi giorni ha esalato gli ultimi rantoli disperati. Tribunale civile: “ Per esigenze d’ufficio la data della prima udienza è differita al 15 febbraio 2012!”. Cassazione:” Occupare case altrui non è reato se si agisce in stato di necessità ”. E tutto questo mentre Gip e pubblici ministeri fanno a gara per apparire”¦ tra interviste con divulgazione di atti riservati e continue comparsate a tutte le ore sulle reti televisive. Tenuto conto che la durata media dei processi civili ed amministrativi si misura in decenni, che i responsabili dei reati penali di più elevato allarme sociale come furti e rapine nel 90% dei casi non vengono identificati e quando anche lo sono, tra lungaggini, attenuanti, indulti e patteggiamenti solo in casi eccezionali trascorrono un po’ di tempo in galera, sarebbe opportuno e coraggioso che si dichiarasse bancarotta. Le liti civili potrebbero essere risolte con gli arbitrati e per il penale potrebbe ripristinarsi l’uso della faida. Già oggi per le controversie in denaro ci si rivolge sempre più alle camere di conciliazione e per i torti più gravi in metà del Paese si chiede soddisfazione ai mammasantissima. Solo per carità di patria non abbiamo accennato alle motivazioni delle sentenze di centinaia di pagine dal linguaggio aulico e forbito come nell’Ottocento, quando la stesura era un genere letterario ed alla possibilità per i cittadini di ottenere dallo Stato una penale di mille euro per ogni anno trascorso dopo i cinque in un processo, da quando le Corti di Giustizia europee hanno ripetutamente stigmatizzato il funzionamento della nostra magistratura. La colpa dello sfascio va equamente distribuita tra politici e giudici, ma anche i cittadini hanno la loro parte, sia perché tollerano questo andazzo vergognoso che per la loro proverbiale litigiosità (In Inghilterra nel 2006 sono state trattate 110.000 cause penali e 40.000 civili, mentre in Italia siamo sui 4 milioni).
Achille della Ragione
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