Bergamo: (Marco Saba) La crisi mondiale che stiamo vivendo nell’economia è dovuta - nessuno lo può negare - all’attività degli esseri umani. In particolare alla sommatoria di episodi successivi di malagestione dell’emissione e dell’allocazione della moneta e del credito all’interno del meccanismo piramidale del sistema bancario, partendo dalle banche centrali. Decenni di malagestione si sono susseguiti dalla fine della seconda guerra mondiale, da quando al modello del colonialismo diretto si è sostituito il colonialismo indiretto dell’indebitamento dei popoli, esautorando di fatto i governi dalla diretta gestione dell’emissione monetaria ed affidandola a banchieri privati senza scrupoli. Mentre i governi possono essere eletti o mandati a casa, lo stesso non si può dire della classe dirigente della corporazione mondiale dell’usura. Di fatto si è visto che questi dirigenti delle banche, quando se ne vanno, lo fanno decidendo su base volontaria di dare le dimissioni. Specialmente quando le cose vanno male e temono di essere scoperti e di rischiare troppo rimanendo al loro posto. La piramide bancaria pensava di sistemare tutto col solito sistema di espandere la clientela della moneta nella loro sfera di influenza - l’euro in Europa tramite l’adesione al trattato di MATRIX (Maastricht) e il dollaro attraverso la dollarizzazione dei paesi così colonizzati - proprio come già era avvenuto con la lira ai tempi dell’unificazione dell’Italia nel 1861. Tempi in cui (1863-1865) il senatore Siotto-Pintor ebbe a dire in Senato: "Il malcontento è grave, un senso di malessere si diffonde in tutte le classi della società. Le sorgenti della ricchezza vanno a disseccarsi. Noi facciamo il lavoro di Tàntalo o di Penèlope. Il signor Rothschild, re del milione, è, finanziariamente parlando, re dell’Italia". A 150 anni di distanza le cose non sono poi molto cambiate. Il modello fallace che viene seguito è ancora quello del "mors tua vita mea", un paradigma che data dai tempi in cui la matematica della teoria dei giochi non era ancora arrivata a scoprire l’equilibrio di Nash, ovvero che esistono dei tipi di giochi a somma positiva dove tutte le parti in causa traggono un guadagno. Questo è, in definitva, il vero senso della parola progresso. Un senso che ci sfugge ma che era insito nelle principali religioni e politiche che fanno affidamento sulla forza dell’unione e della comunità. È la moneta oggi il collante - o meglio il facilitatore - delle transazioni economico-sociali all’interno della società. Una funzione troppo importante per lasciarla esclusivamente nelle mani della casta dei banchieri privati asociali abituati a trarre guadagno dalla dottrina della scarsità artificialmente imposta alle collettività. E si è voluto pure credere che esistesse solo questa possibilità - quella di un mercato libero contraffatto dai monopoli del credito - specialmente dopo la caduta del modello sovietico.
Ma il mondo non è rimasto a guardare e la reazione istintiva ha portato alla nascita di migliaia di comunità dove alla moneta ufficiale si sono affiancate valute locali (monete complementari o comunitarie) con cui si cerca di limitare i danni della miopia di una classe dirigente dalla mentalità basso-medioevale (ma non rinascimentale! Né templare!). Stiamo parlando di migliaia di iniziative - dalle Ithaca Hours di New York al Regio usato in Germania - la cui più antica, quella dell’isola di Bali, data ormai circa duemila anni di funzionamento ininterrotto. La cartamoneta comunitaria in Europa, il cui primo esempio data dal 1240 quando Milano, a seguito della sua adozione, divenne capitale della repubblica lombarda, è emersa con particolare forza ogniqualvolta la moneta ufficiale creava situazioni invivibili. Così nacque il WIR in Svizzera, negli anni 1930, ancor oggi funzionante a fianco del Franco Svizzero. Così nacquero i fenomeni dei Notgeld nella Germania dell’inizio del 1900. Tutti episodi non tanto stranamente sottaciuti nei testi di storia post-orwelliani. Ed ecco che in questo periodo in Italia è nato lo SCEC di Napoli (2007), primo esempio di buono locale privato (moneta-credito) che non tarderà a diffondersi nell’intera penisola in maniera inversamente proporzionale al disvelarsi della crisi terminale del modello basaro sulla moneta-debito di corso forzoso. Il modello dei buoni locali (moneta complementare all’euro) viene proposto a Milano con il DANEE che si ispira per l’appunto all’emissione del 1240 e che si propone di risollevare le sorti del milanese fornendo quel fluido necessario per mettere in moto gli ingegni e le risorse umane che altrimenti rimangono inutilizzate o, peggio, preda della microcriminalità. È quindi necessario che le istituzioni locali (tipo Comune di Milano e Regione Lombardia) seguano da vicino questo fenomeno magari collaborando alla diffusione del modello ed all’emissione diretta dei DANEE assieme all’organizzazione volontaria di base proprio per permettere una rapida diffusione e contrastare - il prima possibile - gli effetti negativi della politica miope ed autolesionista imposta dai cleptosauri di Francoforte. Perché le organizzazioni spontanee di base, come Annozero a Milano, hanno bisogno di essere sostenute non essendo dotate di mezzi propri sufficienti a trasformare questo esperimento in una storia di successo a breve termine. Il rischio è che il paziente - il corpo sociale - muoia prima che l’effetto benefico della circolazione dei DANEE abbia modo di dispiegare appieno le sue potenzialità.
Non si ha bisogno solo di energie ma anche di sapienze, per cui oltre ai commercianti, all’amministrazione pubblica, all’università, è opportuno anche trovare un partner bancario locale (o crearlo) per mettere a disposizione il circuito degli interessanti e nuovi servizi da offrire nel settore crescente dei buoni locali e complementari. Ci sono saperi da mettere in gioco: il coefficiente di viscosità della circolazione della liquidità all’interno della filiera agricola dovuta ai ritmi stagionali delle colture, e quindi anche nelle altre e differenti filiere, la precessione dei prezzi dovuta alla contrazione o espansione della massa del circolante, la chiusura del cerchio della circolazione dal consumatore al piccolo negoziante che sola può avvenire allorquando il consumatore stesso accetta i buoni locali in cambio di prestazioni o beni e servizi, etc. etc. Questi sono tutti argomenti di cui ancora non si trova traccia all’interno della documentazione disponibile su internet (da parte, ad esempio, del gruppo Arcipelago SCEC) ma che quanto prima andranno individuati ed affrontati, approntando delle soluzioni sostenibili.
Argomenti che non possono essere lasciati al caso o alla pur buona disponibilità di volontari non professionali che affrontano l’argomento forse per la prima volta nella loro vita. Chi s'intende - o dovrebbe - della materia, non renderà certo disponibile il suo sapere per pura gratuità laddove anche si corre il rischio di sottoporsi a critiche e contestazioni feroci da parte di persone che magari hanno interesse a contrastare l’iniziativa o che sono culturalmente digiuni (in tutte le cose, c'è sempre chi rema contro, pronto però a trarre i benefici dalle innovazioni non appena col sacrificio di altri queste sono state rese disponibili...). Non sarà un caso che mediamente un dipendente di Bankitalia ci costa 250.000 euro all’anno (due miliardi di euro l’anno è il costo ufficiale di Banca d'Italia SpA da dividere per ottomila dipendenti). Per rendere efficace ed efficiente la distribuzione della moneta complementare occorre mettere in moto quante più risorse disponibili poiché il tempo a disposizione - come ci stanno facendo capire anche i media tutti i giorni - sta diminuendo a vista d'occhio. Se il potere d'acquisto non verrà presto reso disponibile a chi più ne ha bisogno, si possono facilmente prevedere scenari d'insorgenza. Uomini e donne di buona volontà, cittadini e cittadine, fatevi sentire ed aiutateci - aiutiamoci - in questa necessaria e vitale Opus Hominis, prima che sia troppo tardi. Io, per parte mia, che ci riusciremo, ci scommetto un EURO.