Oggi, in Ucraina, la nuova amministrazione guidata dal neo presidente, Victor Yushchenko, ha deciso di riabilitare la figura del Ghetman Ivan Mazepa, dandogli tutto il lustro che merita, e di riammettere nelle sale cinematografiche il film "Io sono Mazepa" del famoso regista ucraino Iuri Ilienko. La proiezione della pellicola era stata vietata durante gli scorsi anni dall’amministrazione guidata dai premier filorussi.
"Mazepa" è l’unico cognome dolcissimo rimasto nella storia dell’Ucraina antica, risalente all’epoca della Repubblica indipendente, democratica dei Cosacchi del Dniepr, baluardo dell’Europa cristiana ad Oriente, rimasta in vita dalla metà del XVII° fino al 1775, allorchè la Zaporoskaija Sec, che era il loro stato, fu annientato dalla zarina Caterina II. Persona straordinaria ed allo stesso tempo molto calunniata, assai competente nella tattica militare, Ivan Mazepa era membro di una famiglia nobile ucraina.
Uno dei meriti di Mazepa fu quello di intuire una grande prospettiva sociale e politica per il suo popolo, diversa da quella imposta già allora all’Ucraina da Mosca. Ivan andava molto orgoglioso di appartenere al popolo ucraino e fiero del suo Paese, ed era molto noto ed amato per essere, nei periodi di pace, dedito all’amore per le lettere e per la musica, famoso nei periodi di guerra per il valore in battaglia. Perciò questo Ghetman - capo politico e militare nella repubblica cosacca - è entrato nella leggenda, la sua vita è stata cantata nelle sia nelle ballate popolari, che nell’opera omonima dal grande compositore Cajkovskij. Mazepa si è battuto al momento giusto e strenuamente, contro il progetto egemone della "Grande Russia" di Pietro I° ed ha pensato, oltre che riuscito ad ottenere, che per qualche tempo la storia dell’Ucraina fosse più dolce e colorata a tinte chiare. Consigliere dello Zar, Mazepa ne svela progetti e menzogne. Ma chi è Mazepa: un traditore, un ladro, un poeta tragico, un patriota? Quali erano i suoi sogni? Quando è stato decapitato il grande cosacco Kochubei, per ordine del Re, come avrà reagito Mazepa che in quel frangente era ancora a corte? Avrà sorriso, avrà pianto? Le risposte a tutte queste domande sono state date nel tempo, sia da compositori romantici, sia da intellettuali patriottici, sia dai suoi nemici russi.
Nel mondo slavo Mazepa si può paragonare alla figura occidentale di Riccardo III, re d'Inghilterra (1483-1485) ucciso per mano dei francesi, dal pretendente Enrico Tudor (divenuto poi Re Enrico VIII) durante la battaglia di Bosfort. Così come Riccardo III, pur essendo stato diffamato dagli storici pagati dai suoi vincitori, è stato esaltato da Shakespeare nel suo dramma omonimo, anche Mazepa è stato ugualmente osannato e cantato nel tempo dai compositori ucraini. Alla Scala di Milano si è rappresentato Mazepa, rara opera di Pëtr Il’ic Cajkovskij, nell’aprile del 1999, sotto la prestigiosa bacchetta del violoncellista Rostropovic e con la regia di Lev Dodin. Sempre di Cajkovskij, è stata data con grande successo di pubblico, nei mesi di febbraio e marzo di quest'anno, e sempre alla Scala di Milano l’opera Pikovaja dama (La dama di picche) che trae ispirazione dal racconto omonimo di Puškin.
La figura di Mazepa, sempre viva nel cuore del popolo ucraino, è stata motivo di riflessione per molti patrioti durante quella "rivoluzione arancione" che ha tenuto l’attenzione del mondo intero per settimane, durante lo scorso mese di dicembre 2004; il suo pensiero è stato motivo di lotta durante i cupi secoli della sottomissione agli zar ed al totalitarismo bolscevico imposto da Mosca. Per questo motivo, Mazepa è, per i Russi, motivo di rovina. La sua vita e il suo pensiero servono ancora oggi per far notare a tutti che il "mondo Ucraino" può essere tutt'altra cosa del "mondo Russo". Si rammenta ancora oggi in Ucraina il detto: "Buona mattina, Mazepa sul cavallo!" In Russia invece, al nominare Mazepa si scatena l’anatema degli scismatici moscoviti. Nei secoli, dalle autorità russe non è stato mai consentito agli artisti di ritrarlo per far sì che il ricordo della sua forza si disperdesse. Negli anni seguenti sino ad oggi c’è stata grande mistificazione. Oggi in Ucraina, la nuova amministrazione guidata da Yushchenko ha deciso di riabilitare la figura, dandogli tutto il lustro che merita, riammettendo nelle sale cinematografiche il film "Io sono Mazepa" di Iuri Ilienko.
Al tempo di Ivan Mazepa, i Russi comandavano in Ucraina. Ecco l’affronto: Mazepa sputò sul volto dei Russi con grande sprezzo del pericolo! E ciò non per caso, egli sapeva infatti ciò che stava facendo ed imperterrito continuava a realizzare il suo progetto di indipendenza ucraina.
In queste settimane, a Roma è in tour il gruppo Perla, una formazione di tre giovani ballerini professionisti ucraini, Svitlana Blintsova, Nazar e Lesia Zavats’kij, coreografi diplomati all’Università della cultura e dell’arte di Kiev, che ripropongono il suggestivo balletto acrobatico Gopak, calmo all’inizio ed impetuoso nel finale. Ballando briosi anche a Piazza San Giovanni in Laterano il 20 maggio , alla 16a edizione della Festa dei Popoli, ogni volta che si esibiscono esaudiscono le richieste del nobile Ivan Mazepa, Atto primo, Scena terza, nell’opera Omonima di Pëtr Il’ic Cajkovskij:
“MAZEPA (Koèubej, sua moglie e sua figlia si inchinano e ringraziano)Grazie a voi (stringe la mano a Koèubej)Ma basta adulare questo vecchio! Di’ piuttosto ai ragazzi di attaccare una canzone allegra, e che i danzatori intanto ci ballino in Gopak! Come vuole l’antica usanza, mi piacciono le canzoni accompagnate da una danza briosa! KOÈUBEJ Pan etmano! Ogni tuo desiderio sarà esaudito senza indugio.”
Il merito e la grandezza di Ilienko stanno nel fatto che da regista ripropone nel nostro tempo la polemica tra Pietro I° ed Ivan Mazepa. Perchè Ilienko ha potuto realizzare questo film? Probabilmente per merito della sua scuola cinematografica ma anche per il suo particolare talento che gli ha consentito di affrontare un argomento così appassionante. "Io sono Mazepa": così dice l’attore che interpreta Ivan Mazepa agli ucraini, uomini e donne, ragazze e ragazzi che incontra sul set cinematografico e questo suo dire ha acceso nei loro animi una nuova sicurezza. Giulio de Nicolais
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