BENEDETTO XVI AGLI AMBASCIATORI: “CHE LA PACE SIA IMPEGNO E MODO DI VITA”

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CITTÀ DEL VATICANO: Misna; “La pace non può essere una semplice parola o un’aspirazione illusoria. La pace è un impegno e un modo di vita che esige che si soddisfino le legittime attese di tutti,come l’accesso al cibo, all’acqua, all’energia, alla medicina e alla tecnologia, come pure il controllo dei cambiamenti climatici. Solo così si può costruire l’avvenire dell’umanità ; soltanto così si favorisce lo sviluppo integrale per oggi e per domani”: è un significativo passaggio dell’udienza di questa mattina di Benedetto XVI al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede.

Il Pontefice ha passato in rassegna le questioni internazionali ancora aperte, le aree di crisi e i problemi che l’umanità ha affrontato nell’anno appena terminato esprimendo la speranza per un mondo sempre più aperto alla pace, al dialogo interculturale e interreligioso. Dopo aver ricordato le tante catastrofi naturali che hanno colpito in particolare America Latina e Asia, il Papa ha espresso parole di speranza mista a preoccupazione per il Medio Oriente: “Sono lieto " ha detto " che la Conferenza di Annapolis abbia manifestato segni sulla via dell’abbandono del ricorso a soluzioni parziali o unilaterali a favore di un approccio globale, rispettoso dei diritti e degli interessi dei popoli della regione. Faccio appello, ancora una volta, a Israeliani e Palestinesi, affinchè concentrino le proprie energie per l’applicazione degli impegni presi in quella occasione e non fermino il processo felicemente rimesso in moto”. Sull’Iraq, il Pontefice ha invitato a trovare soluzioni urgenti: “Attualmente gli attentati terroristici, le minacce e le violenze continuano, in particolare contro la comunità cristiana, e le notizie giunte ieri confermano la nostra preoccupazione; è evidente che resta da tagliare il nodo di alcune questioni politiche. In tale quadro, una riforma costituzionale appropriata dovrà salvaguardare i diritti delle minoranze. Sono necessari importanti aiuti umanitari per le popolazioni toccate dalla guerra; penso particolarmente agli sfollati all’interno del paese e ai rifugiati all’estero, fra i quali si trovano numerosi cristiani”. Ampio il passaggio relativo all’Africa, in particolare alle situazioni di conflitto ancora esistenti e alla crisi politica in Kenya: “Vorrei manifestare nuovamente la mia profonda sofferenza nel constatare come la speranza appaia quasi vinta dal sinistro corteo di fame e di morte che continua nel Darfur.

Auspico di vero cuore che l’operazione congiunta delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana, la cui missione è appena iniziata, porti aiuto e conforto alle popolazioni provate. (...) Il Kenya in questi ultimi giorni ha conosciuto una brusca esplosione di violenza. Associandomi all’appello lanciato dai Vescovi il 2 gennaio, invito tutti gli abitanti, e in particolare i responsabili politici, a ricercare mediante il dialogo una soluzione pacifica, fondata sulla giustizia e sulla fraternità ”. Il discorso di Benedetto XVI si è concluso ricordando alcuni importanti progressi del 2007 e sottolineando la voglia di dialogo che da più parti si sta facendo spazio con vigore: “Per esser vero " ha sottolineato il Papa - questo dialogo deve essere chiaro, evitando relativismi e sincretismi, ma animato da un sincero rispetto per gli altri e da uno spirito di riconciliazione e di fraternità .

La Chiesa cattolica vi è profondamente impegnata e mi piace evocare nuovamente la lettera indirizzatami, lo scorso 13 ottobre, da 138 personalità musulmane e rinnovare la mia gratitudine per i nobili sentimenti che vi sono espressi”.

Sottolineando la profonda attualità della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, adottata dall’Onu 60 anni fa, il Pontefice si è rallegrato per l’approvazione della risoluzione che invita gli stati a istituire una moratoria sull’applicazione della pena di morte e, rivolgendosi direttamente agli ambasciatori presenti, ha detto: “La diplomazia è, in un certo modo, l’arte della speranza. Essa vive della speranza e cerca di discernerne persino i segni più tenui. La diplomazia deve dare speranza. La celebrazione del Natale viene ogni anno a ricordarci che, quando Dio si è fatto bambino, la Speranza è venuta ad abitare nel mondo, al cuore della famiglia umana”. [Il testo integrale del discorso del Pontefice è disponibile nel riquadro semovente della sezione Chiesa e Missione][GB]