Domenica prossima, 19 dicembre, alla S. Messa delle ore 16.
Consapevole anch’io delle grandi difficoltà spirituali, e non solo, in cui versa attualmente l’umanità, all’apparenza per le conseguenze imposte da un virus micidiale ma in realtà per l’imposizione, graduale ma ostinata e diabolica del programma disumano dei fautori del Nuovo Ordine Mondiale; sollecitato e incoraggiato da molti fedeli, tante volte sentitisi abbandonati da chi avrebbe dovuto star loro al fianco, mi sono convinto ancor più della necessità di rafforzare la preghiera e di obbedire al comando di Cristo: «Pregando dite: Pater noster, qui es in Coelis, sanctificetur nomen tuum, adveniat regnum tuum, fiat voluntas tua, sicut in Coelo et in Terra».
Le parole del Maestro divino sono l’eco esatta del sentimento di Fede della madre, Maria santissima, caratterizzate ad un tempo da un totale «Fiat» e da un gioioso «Magnificat». L’anima nostra, e quella dei nostri Popoli, abbandonandosi fiduciosamente a Dio (il «Fiat») recupera, e trova in pienezza, la gioia del canto (il «Magnificat»); e così, ancora una volta, si fa palese la verità antica che chi ama, e la Fede è l’atto di amore che Dio più desidera, canta!
Il prof. Riccardo Galentino Fenti ha steso una bozza dell’atto di consacrazione, ispirandosi a quella pronunciata nel 1984 dal grande papa San Giovanni Paolo II. Il santo Papa aveva presente, a sua volta, l’atto di consacrazione al Cuore Immacolato di Maria della Russia, espressa nella lettera apostolica «Sacro Vergente Anno» del 7 luglio 1952, quasi a completamento (come dice) dell’anno santo, da poco felicemente concluso. Questa bozza mi è servita di base per il testo che qui presento, con qualche accorgimento, per far meglio intendere che la consacrazione è, come sempre del resto, delle persone e delle loro Comunità, quindi dei Popoli, non delle istituzioni o delle cose, se non e limitatamente al fatto che, in quest’ultimo caso, esse siano in riferimento e in un rapporto di utilità e di servizio con i primi. Anche nelle consacrazioni solenni, com’è questa, la Chiesa segue e assolve il suo dovere fondamentale, la salus animarum, e non altro, di natura politica, culturale e socio-sanitaria, per quanto potessero essere apprezzati e ritenuti utili, se non persino necessari.
In queste settimane di tragica oscurità spirituale, in Italia più ancora che in altri paesi, mentre in Europa avanza la desertificazione del cristianesimo, nelle terre di Russia, a grande merito della Chiesa ortodossa, il canto della Fede ha ripreso a levarsi solenne al Dio eterno e immutabile e alla sua Madre Maria. Germi di Fede autentica, quella vissuta senza contrasti fuorvianti fino al concilio Vaticano II, sbocciano pure, oltre oceano, nelle terre degli Stati Uniti d’America. Gemiti di speranza giungono dalle martoriate terre di Israele e dei Popoli ad esso circonvicini, mentre si ripeterà l’annuncio della nascita del Salvatore e il canto degli angeli: «Gloria in excelsis Deo, et in Terra pax hominibus bonae voluntatis!».
Dalla chiesetta di Coi in Val di Zoldo, terra di antichi masi templari - che vedevano in Gerusalemme il loro cuore e la loro sede - , gelida in questo periodo di fine autunno ma pulita e rappacificata dallo Spirito Santo, salga al cuore del Padre, per mezzo di Maria, la nostra preghiera riscaldata dalla Fede, animata dalla speranza, abbellita di umile, filiale amore, di fiducioso abbandono!
Nella foto sopra: Particolare della tela dell’altare della Madonna della Cintura, a Coi. http://donfloriano.altervista.org/wp-content/uploa...
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