Un'idea che forse non riuscirà a sfamare il mondo o a risolvere il problema della disoccupazione giovanile, ma può costituire una soluzione innovativa che pare stia dando risultati positivi in una grande città come New York, se dieci giovani del luogo si sono lanciati nell'impresa e hanno ottenuto i primi successi attraverso una start up di Brooklyn la Square Roots che ha deciso di importare il metodo della coltivazione fuori suolo negli Stati Uniti ed in particolare in una delle metropoli più grandi del Pianeta. Le piantine sbucano da una parete, sono disposte tutte in verticale e illuminate da una luce psichedelica.
Insalata ed erbe aromatiche crescono in un ambiente chiuso (in questo caso si tratta di dieci container allestiti in un grande parcheggio) e perfettamente controllabile, disposte in verticale e alimentate da un sistema #idroponico, costituito da acqua mischiata a una combinazione di sali minerali e nutrienti essenziali.
Il progetto intende portare la cultura del cibo a chilometro zero anche a New York, intercettando la tendenza globale della ricerca di alimenti genuini e prodotti a livello locale che per Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti" potrebbe essere replicata anche nelle grandi metropoli italiane ed europee dove non vi sono più spazi coltivabili.
Ultimi Articoli
Salute e prevenzione alla Sapienza, il Camper della Salute della ASL Roma 1 porta screening e vaccini in piazzale Aldo Moro
Facebook Ads, perché il link diretto converte meno — il nodo delle campagne da 30.000 euro
Solenghi torna Govi a Milano — Colpi di timone al Teatro Carcano
Milano — “Gente di facili costumi” al Manzoni, ritmo vivo e dialoghi che tengono la scena
Como accende il 2026 nel segno di Volta: un anno di eventi verso il bicentenario
Lombardia, parere negativo a due impianti agrivoltaici nel Pavese — suolo agricolo al centro della decisione regionale
Regione Lombardia stanzia 53 milioni per riqualificare 1.700 alloggi sfitti
Palazzo Lombardia celebra Diana Stanga con dieci opere dedicate alla natura
Milano — Triennale racconta l’alfabeto del design di Barber e Osgerby