Barletta - La notizia dell’arresto da parte dei Carabinieri di Barletta, lo scorso Aprile, di due provette “mani di velluto“, protagoniste di numerosi furti con destrezza nelle gioiellerie di tutta Italia e la diffusione di filmati e di fotogrammi che ne immortalavano le malefatte, non hanno tardato a produrre gli effetti sperati dai militari della Città della Disfida.
Un gioielliere di Andria, infatti, ha riconosciuto le due come protagoniste di un furto di gioielli da 8mila euro circa da lui subito nel novembre del 2009. Le indicazioni fornite dal gioielliere e le ulteriori risultanze investigative acquisite dai militari del Nucleo Operativo di Barletta hanno indotto il G.I.P. presso il Tribunale di Trani, a disporre le relative ordinanze di misura cautelare in carcere nei confronti delle due che dovranno difendersi, ancora una volta, dall’accusa di furto aggravato. I provvedimenti restrittivi sono stati loro notificati nel carcere romano di Rebibbia dove le donne sono recluse da qualche tempo per altri episodi di analoga natura.
Le due infatti, romane senza fissa dimora, rispettivamente di 43 e 57anni, hanno precedenti specifici maturati su tutto il territorio nazionale: il 16 aprile scorso furono già arrestate dai Carabinieri della Compagnia di Barletta per un furto (cui si riferiscono filmato e fotogrammi) da 15mila euro perpetrato ai danni di un gioielliere barlettano. La descrizione con dovizia di particolari, da parte del gioielliere andriese, ed il peculiare “modus operandi“ hanno fugato ogni dubbio degli investigatori e dell’A.G. sulla loro responsabilità anche per quest’ultima scorribanda. I fatti risalgono al 21 novembre del 2009, quando in una nota gioielleria in pieno centro ad Andria, si presentarono due signore, apparentemente distinte, che manifestarono al titolare il falso proposito di visionare alcuni preziosi per un regalo.
Dopo aver sapientemente distratto il negoziante con una serie di richieste avanzate da una delle due, la complice, con non comune destrezza, infilò sotto il cappotto un rotolo contenente catenine d’oro ed orologi, mostrato in precedenza dell’esercente e lasciato incustodito sul bancone. La rapidità dei gesti e l’esperienza ormai maturata colpo dopo colpo, ha fatto si che il gioielliere si accorgesse della beffa soltanto il giorno successivo, dopo aver fatto un inventario della merce. Al fine di rendere più credibile la loro messa in scena, le due finsero l’interessamento per una cornice, da confezionare in un pacco regalo, lasciando un acconto pari a 50 euro, con la promessa di ritirare il tutto il giorno seguente.
foto di repertorio
© silvia michela carrassi
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