In Europa è coltivato da moltissimo tempo - Senofonte parla del castagno già nel IV secolo a.C. definendolo l’ ’albero del pane’ - , ma le origini di questa pianta della famiglia delle ’Fagacee’ vanno cercate in zone distanti dal nostro Paese: “Il genere ’Castanea’, secondo studi di tipo filogenetico”, spiega Marco Lauteri, dell’Istituto di biologia agro-ambientale e forestale (Ibaf) del Cnr di Porano (Tr), "è originario della Cina e la specie ’Castanea sativa’, quella diffusa anche in Italia, ha il suo centro di origine in Asia Minore”.
In una zona, quindi, ben distinta dal resto dell’areale mediterraneo, sia per la sua posizione di ponte geografico che per la grande eterogeneità climatica. “Nulla di strano”, commenta Lauteri, “una delle caratteristiche emerse a seguito degli studi condotti su questa specie dall’Ibaf-Cnr è, infatti, proprio la sua grande adattabilità ; basti pensare che ’Castanea sativa’ è presente negli areali mediterranei, inclusa la Turchia occidentale, in zone, cioè, contraddistinte da estati siccitose, ma anche sulle coste del Mar Nero, dove il clima è dominato dall’influenza euro-siberiana, con temperature decisamente più fresche e una piovosità piuttosto abbondante e ben distribuita nell’arco dell’anno”.
Sono dunque racchiusi nell’insieme dei suoi caratteri adattivi e nella sua biodiversità il successo e la vasta diffusione territoriale di questa specie. “E’ certamente così”, conferma il ricercatore dell’Ibaf-Cnr, “ed è proprio la sua grande capacità di adattamento che ha dato vita a una marcata diversità genetica tra ceppo orientale e ceppo mediterraneo, due linee che si fondono intimamente in una ristretta zona ibrida, la Bitinia, nella quale influenza mediterranea ed euro siberiana si mescolano in un’area di transizione climatica”.
L’interesse suscitato dai caratteri adattativi del castagno ha costituito un importante tema di ricerca nell’ambito del progetto europeo Cascade, finanziato dall’Ue e conclusosi di recente. Lo studio si è occupato, tra l’altro, di aspetti di genetica quantitativa e molecolare alla base dei comportamenti adattativi di ’Castanea sativa’ e ha indagato le caratteristiche di crescita della specie, l’efficienza dell’utilizzo delle risorse idriche, la capacità di approfondimento degli apparati radicali e la resistenza alle gelate tardive. I risultati hanno confermato una differenziazione sia funzionale che strutturale tra le popolazioni adattate alla siccità (xerofile) e quelle adattate invece a climi più miti e umidi (mesofile).
Malgrado le differenze, un elemento accomuna però tutte le varietà genetiche: la loro indiscutibile bontà !
Rita Bugliosi
Fonte Marco Lauteri, Istituto di biologia agro-ambientale e forestale del Cnr , Porano (Tr), tel. 0763/374935, e-mail: m.lauteri@ibaf.cnr.it
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