Anche quest’anno mi appresto a progettare le consuete vacanze “marine“ a Margherita di Savoia.
L’anno scorso son rientrato a Foggia quando ho avvertito di aver già ricavato il meglio dal “viaggio“ e che ulteriori indugi avrebbero generato piacevolezze marginalmente sempre meno allettanti per una fame di felicità...la mia...che cresce in maniera esponenziale in complessità.
Per dodici giorni ho cercato di ascoltare le esigenze reali del mio spirito per evitare il pericolo di vestire inconsapevolmente la maschera del “gitante“ e muovermi con le sue movenze e interpretare i suoi tipici gesti.
Sono andato in spiaggia fino a quando il mio organismo ha cercato la solarità ed i miei occhi i colori e la vastità del mare.Quando questa spinta è cessata(dopo circa sei giorni...), i miei passi si sono naturalmente indirizzati altrove.Ed ho per l’ennesima volta...come da quindici anni a questa parte almeno...percorso in lungo e in largo le caratteristiche “traverse“ ombrose che intersecano le quattro direttrici cittadine, stradine brulicanti di pianterreni...brulicanti di gente ed attività, tipiche del tessuto urbanistico margheritano.E’ stato un girovagare lento ed assorto, inframmezzato da opportune tappe ristoratrici in qualche bar dove l’essere “habituè“ procura la carezza sottile della familiarità e l’attenzione ed un sorriso dalla giovane barista di turno che ti apostrofa per nome riscaldandoti il cuore.
Poi ho inseguito il piacere consolidato degli svaghi preferiti:la simultanea lettura di tre libri ancora in corso d’opera (...l’affascinante racconto delle “101 cose da fare a Venezia almeno una volta nella vita“ di Gianni Nosenghi e le intense narrazioni autobiografiche di “Morte a credito“ di Celine e de “I diari di Malte“ di Rilke...) e la visione di un paio di film nella cornice estiva di un cinema all’aperto allestito nei pressi della sede del Comune (...“Gran Torino“ di un sempre più elegante e raffinato Clint Eastwood ed un intrigante “Angeli e Demoni“ di Ron Howard, purtroppo rovinato da un profluvio inarrestabile di “americanate“...).
Nulla però può pareggiare l’attesa...alle 5.30 del mattino...dello spuntare del disco rosso del sole sulla linea d’orizzonte, ritti dove l’acqua va a bagnare la sabbia ancora fresca della notte.Uno spettacolo insuperabile.
La visita al Museo delle Saline mi ha portato all’incontro ravvicinato con l’ARTEMIA SALINA, un gamberetto di un paio di centimetri che si nutre di un’alga rossa...responsabile del colore delle vasche salanti...assumendone la livrea rosata, trasferendola poi ai fenicotteri rosa che ne sono ghiotti (...li si sorprende sovente a testa in giù, immersi nell’acqua salata, alla ricerca di cibo:cercano l’Artemia...). Ha quattro antenne e tre occhi:un autentico relitto preistorico, coevo dei dinosauri, di quasi cento milioni di anni!
Non potevano mancare le sortite gastronomiche.Un paio di cene nel locale più “alla moda“del litorale, il “Copacabana“...struttura multifunzionale nel contempo lido attrezzato, bar, pizzeria, ristorante con profusione di salotti, palme, barche sulla battigia...e alcune sapienti bevute(...uno chardonnay 2007 di Tasca d’Almerita, l’Uccellanda 2004 di Bellavista e lo chardonnay 2007 di Planeta...).
Poche messe mattutine, alle 7.00, nella Chiesa dell’Addolorata(...mi piacciono la sua veste nera trapuntata di ori e il suo viso rapito e sofferente...)hanno fornito quel tocco di misticismo di cui è ghiotto il versante nostalgico della mia anima e completano il quadro della parentesi esistenziale più attesa e temuta dell’anno...le “vacanze estive“...che troppo spesso brillano per lo scarto fra cullate aspettative di rinascita e l’inganno di giorni assolati, agonizzanti e stenti, venati già di angosce settembrine.
Se tanto affannarsi sia servito è presto per dirlo.
Troppe volte non si vive veramente e le vacanze, come l’arte, sembrano atteggiarsi a surrogati di quel “savoir faire“ e “savoir vivre“ che spesso restano pie intenzioni disattese, confinate nell’angusto e pur smisurato recinto della fantasia.
Comunque sia andata, si riparta!
Novello “Sisifo“ ho già inarcato il cuore.
ROSARIO TISO
*I contenuti dell’opera non possono essere riprodotti senza l’autorizzazione dell’autore
Ultimi Articoli
Strapazzami di coccole Topo Gigio il Musical: una fiaba che parla al cuore
Goldoni al Teatro San Babila di Milano con La Locandiera
Ceresio in Giallo chiude con 637 opere: giallo, thriller e noir dall'Italia all'estero
Milano celebra Leonardo — al Castello Sforzesco tre iniziative speciali per le Olimpiadi 2026
Trasporto ferroviario lombardo: 780.000 corse e 205 milioni di passeggeri nel 2025
Piazza Missori accoglie la Tenda Gialla – Tre giorni di volontariato under zero con i Ministri di Scientology
Neve in pianura tra venerdì 23 e domenica 25 gennaio — cosa è realmente atteso al Nord Italia
Se ne va Valentino, l'ultimo imperatore della moda mondiale
La mortalità per cancro cala in Europa – tassi in diminuzione nel 2026, ma persistono disparità