Un dèjà vu non è solo un’esperienza visiva. Lo hanno dimostrato i ricercatori dell’Institute of Psychological Sciences dell’Università di Leeds che hanno riportato su Brain and Cognition il primo caso della letteratura scientifica di un'esperienza di dèjà vu vissuta da un non vedente. Finora si riteneva che il suggestivo fenomeno fosse dovuto a un ritardo dell’elaborazione cerebrale delle immagini recepite da un occhio rispetto all’altro. Questa teoria non spiega i dèjà vu a contenuto olfattivo, uditivo e tattile.
I ricercatori cercano di comprendere la forma cronica del disturbo di cui soffrono persone che provano costantemente la sensazione dell’essere già stati qui. Il nuovo caso evidenzia come si può avere l’impressione di aver già vissuto esperienze come quella di togliersi una giacca ascoltando un particolare brano musicale o ascoltare la conversazione dei vicini di tavolo mentre si sta consumando il pranzo in una mensa.
I ricercatori hanno chiesto a degli studenti di ricordare un elenco di parole. Attraverso l’ipnosi li hanno "costretti" a dimenticare le parole memorizzate che sono state riproposte successivamente. Circa la metà degli studenti ha riferito di aver avuto sensazioni simili a quella di un deja vu. Gli scienziati credono che i dèjà vu sono dovuti all’attivazione di un'area del cervello responsabile della sensazione di familiarità . La conferma di questa ipotesi potrebbe venire da analisi di neuroimaging anche se è praticamente impossibile esaminare i dèjà vu spontanei perché sono imprevedibili.
Fonte: CNR - Lanci - University of Leeds
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