Lecce: Quante volte girando per i mercatini dell’usato o rovistando nelle case tra gli oggetti dei nostri nonni abbiamo ritrovato affascinanti orologi d’epoca, sveglie a carica manuale o grandi e piccole bussole con le lancette ed i quadranti ancora fluorescenti.
Pochi hanno pensato però ad indagare sulla fonte della luminescenza che in gran parte dei casi è data da particolari vernici a base di radio che venivano utilizzate fino agli anni ’50 persino per la segnaletica stradale.
Il radio, come dovrebbe suggerire il nome, è un elemento chimico radioattivo prodotto dal decadimento dell’uranio e perciò reperibile in tutti i minerali che ne contengono. Combinato con solfuro di zinco o altri fosfori è stato utilizzato per lungo tempo nelle vernici luminescenti di quadranti e lancette di orologi, sveglie e strumentazioni varie senza che alcuno si precoccupasse per gli effetti negativi sul corpo umano della radioattività di tale materiale che a partire dagli anni ’50, per gli stessi utilizzi fu sostituito dal trizio anch’esso radioattivo, ma molto meno pericoloso ed invasivo per la salute.
In seguito ai gravi danni fisici subiti dagli operai " si parla di almeno 100 morti sospette - addetti alla verniciatura di lancette e quadranti di orologi a causa dell’incorporazione del radio, le vernici contenenti radio sono state completamente vietate anche se si hanno notizie del suo utilizzo per tali oggetti sino agli anni ’70.
Secondo Giovanni D’AGATA, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti - rivolgendosi non solo ai collezionisti ma a tutti i consumatori senza voler destare alcun allarme, ma semplicemente con l’intento d’informare in modo da garantire una manipolazione sicura del materiale storico - la particolare radioattività del radio fa’ sì che ancora oggi gli oggetti smaltati con vernice a base di questo elemento possano essere pericolosi e dovrebbero essere maneggiati con le dovute cautele e se eliminati dovrebbero essere smaltiti come rifiuti pericolosi.
foto di repertorio
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