Monza: Chi decide di fare il cantastorie deve, in pratica, distaccarsi dal proprio paese, dalla ritualità che avvolge i canti epici della propria gente; deve abituarsi a cantare lontano dalle piazze domestiche, confrontandosi con gli spazi metropolitani, con i mezzi di comunicazione di massa dove è assente lo sguardo rassicurante di compaesani e familiari. “Uscire dal siciliano” per Trincale non ha significato rinunciare al “fuoco del dialetto” che, al contrario è rimasto vivissimo; il riadattamento linguistico rientrava in un più ampio progetto di trasformazione della ballata che Trincale, armonizzando le esigenze informative e conoscitive del cantastorie, quelle estetiche del canzonettista e quelle del cantautore militante di sinistra, intende diffondere quale potente strumento di denuncia politica e sociale.
Con le sue ballate Trincale ci trasmette tutto l’entusiasmo di essere al centro della nostra storia, di essere noi a costruirla, a disfarla, a ricostruirla, a cantarle con le nostre voci potenti e le chitarre, facendone, come ha detto lo stesso cantastorie, “esplodere le contraddizioni”.
Per informazioni:
Carmen Figueroa Vargas / Maria Chiara Nicolini
e-mail: monza@lafeltrinelli.it
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