I QUATTRO MOSCHETTIERI (che in realtà erano tre)

Al Teatro Ambra Jovinelli di Roma è in scena fino al 29 maggio 2005 "I quattro Moschettieri", da Nizza e Morbelli di Enrico Vaime e Nicola Fano regia di Gigi Dall’Aglio con Antonello Fassari, Giampiero Frondini, Claudio Bellanti, Massimiliano Cardinali, Mauro Celaia,Valter Corelli, Daria Panettieri, Massimo Salari e con Simona Marchini, con la artecipazione di Mauro Gioia. Scne e costumi di Emanuela Dall’Aglio, musiche a cura di Alessandro Nidi ed eseguite dal vivo.

La commedia è tratta da due libri, pubblicati a scopo promozionale, dalla Perugina " Buitoni nel 1935 e, visto il grande successo, nel 1937 fu pubblicato un secondo volume, intitolato “Due anni dopo”. Le illustrazioni erano ad opera di Angelo Bioletto. Gli autori, Angelo Nizza e Riccardo Morbelli, nei due libri avevano raccolto e adattato in forma narrativa i testi, da loro stessi creati e sceneggiati in rima e in prosa, del celeberrimo programma EIAR (la RAI di allora) “Le avventure dei quattro moschettieri” che all’epoca fece scalpore.

Vaime e Fano hanno percorso a ritroso questo passaggio e ci restituiscono l’elaborazione drammaturgica di quelle storie, una satira di costume animata da personaggi caricaturali e da canzoni parodiate, rievocando l’atmosfera e il gusto dell’epoca. Un tempo in cui, nel quotidiano, lo spirito della gente comune, nonostante il regime, riusciva a mantenere un piglio ingenuo e scanzonato. Nel collage di musiche, siparietti e jingle, a cura di Nidi, il pubblico ritrova , comicamente travisate nei testi, canzoni celebri e recentemente tornate d’attualità attraverso film e sceneggiati televisivi, ambientati negli anni ’30, come: Abat-jour, Come pioveva, Ziki-paki Ziki-pù, ed altre. Così come le scene e i costumi di Emanuela Dall’Aglio richiamano lo stile dell’epoca e l’eccentricità delle illustrazioni " e delle indimenticabili figurine " di Bioletto.

Nascendo materialmente dall’interno di un grande, vecchio apparecchio radio, lo spettacolo di oggi si offre allo spettatore come uno spettacolo di uno studio radiofonico dell’epoca, con tutta la sua miscela di tradizione teatrale e modernità tecnologica che ne fanno un vero e proprio simbolo della commistione fra innovazioni e tradizione che dovrebbe animare il teatro dei nostri giorni. I rumori sono prodotti a vista, come a vista i vari attori, con il semplice apporto di un rammento di costume, passano in continuazione da un personaggio all’altro: al caso, interpreti maschi rivestiranno ruoli femminili e viceversa, perché alla radio ogni trucco era consentito dall’assenza di una dimensione fondamentale dello spettacolo di oggi: la percezione visiva. Proprio questa liberazione dalla dittatura dell’occhio consente ad attori e pubblico di entrare in una storia a più dimensioni (le dimensioni della fantasia) evitando il rischio della rievocazione nostalgica in direzione di un esperimento del tutto nuovo.

Ovviamente non mancano le canzoni, vere e proprie parodie d'epoca, antesignane di mille e mille centoni televisivi e pubblicitari ancora oggi in voga.

Con questo spettacolo si ha il piacere di ritrovare i trucchi del teatro allo stato puro. Nel senso che portando in scena “I quattro moschettieri” di Nizza e Morbelli si è cercato di immaginare ciò che alla radio non si poteva vedere. E siccome alla radio non si vedeva (e non si vede) niente, tutto è da rivelare: dal modo di costruire una scena a quello di costruire un rumore. Nel senso che alla radio l’inganno è il fondamento.
Protagonista di questa piacevole commedia è una una compagnia di attori alle prese con la registrazione delle trasmissioni radiofoniche, proprio con l’intento di svelarne al pubblico i segreti e i trucchi, anche i più antichi e artigianali: due noci di cocco per fare il rumore degli zoccoli di cavallo, due spade che si incrociano come fossero quelle di decine di moschettieri, una brocca d’acqua per far gorgogliare il mare.
Durante lo spettacolo si è portati ad una risata che forse non ci appartiene più ma che, per qualche verso, è arrivata fino a noi grazie proprio a quel tipo di comicità un po’ stralunata e surreale.

Assistendo alla commedia si ritorna indietro nel tempo pensando alla disperata ricerca dell’introvabile figurina del “Feroce Saladino” ed il pubblico della radio ascoltava le canzoni, le voci narranti e i dialoghi mentre “vedeva”, in una sorta di televisione mentale, i personaggi, i paesaggi e i tic del proprio immaginario

claudio di salvo
claudiodisalvo@ladysilvia.com