Gli ispettori inviati in Iraq per accertare se Saddam Hussein detiene ancora armi di distruzione di massa hanno presentato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite un quadro intermedio, con diverse critiche a Baghdad, ma senza denunciare concrete violazioni della risoluzione 1441 dell’Onu. È stata probabilmente la soluzione scelta per ottenere una proroga del loro lavoro.
Il rapporto fatto da Hans Blix per l’Unmovic e Mohammed El Baradei per l’agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) è stato definito da Jeremy Greenstock -rappresentante di Londra nel Consiglio di sicurezza- un "catalogo di problemi irrisolti". Ci sono stati toni diversi -ma potrebbero essere stati anche concordati- anche tra i due capi degli ispettori: più critico Blix, il quale oggi non ha chiesto un prolungamento dei controlli (dopo averlo fatto nei giorni scorsi); più positivo El Baradei, per il quale le ispezioni potranno ancora contribuire ad evitare il conflitto.
Per ora è stata sventata la guerra sulle prove: nel senso che non ci sarà probabilmente in questa fase all’Onu un dibattito per decidere se esistono gli elementi per passare alle "gravi conseguenze" previste nella 1441.
Si apre però il confronto sulla durata dei tempi extra da concedere a Baghdad e quindi agli ispettori. Già prima della presentazione del rapporto Stati Uniti e Gran Bretagna avevano ribadito di non credere alla possibilità che Saddam modifichi il suo atteggiamento e collabori. Di parere contrario il segretario generale dell’Onu Kofi Annan il quale aveva preventivamente auspicato una proroga delle ispezioni. Dopo la presentazione del rapporto Francia, Germania, Russia, Cina, Egitto sono stati tra i paesi scesi immediatamente in campo a favore di una permanenza prolungata degli ispettori in Iraq.
Perplessa la Casa Bianca. Il portavoce, Ari Fleischer, ha detto che sono state trovate appena 16 testate chimiche sulle circa 30.000 che l’Iraq dovrebbe avere. Il portavoce, che non ha spiegato come gli Usa siano a conoscenza del totale delle testate, ha aggiunto che di questo passo ci vorranno 300 anni per completare le ispezioni. Malgrado ciò si può fare ancora una lettura positiva dell’ evoluzione della crisi e dell’atteggiamento di Bush, che per quanto pressato da quasi tutta la comunità internazionale difficilmente potrà negare alcune settimane di proroga alla 'nazione canaglia' numero uno. Ma George W. Bush forse sta pensando che alla fine prevarrà la linea della guerra e che la crisi finirà nella direzione verso cui ormai da mesi stanno spingendo i falchi di Washington, che non sono necessariamente i militari.
La scelta di non considerare conclusi i controlli con la presentazione del rapporto ha favorito, intanto, un ricompattamento dei Quindici che, a Bruxelles, hanno oggi trovato facilmente l’accordo su una risoluzione che concede "un'ultima chance all’Iraq a risolvere pacificamente la crisi". Il documento dell’Europa insiste inoltre sul ruolo che spetta all’Onu nella gestione della risoluzione 1441. Un'unanimità , peraltro, che rischia di sgretolarsi se si passerà alle armi senza un'altra decisione delle Nazioni Unite.
A Baghdad i media hanno ignorato il D-day sulle ispezioni, ma non il governo ed il ministro degli esteri Naji Sabri ha insistito sul fatto che l’Iraq non poteva fare di più, dopo aver presentato una dichiarazione di 12 mila pagine e autorizzato gli oltre cento ispettori a frugare in 490 siti, di cui molti militari.
Sabri ha anche colto l’occasione per smentire l’esistenza di rapporti tra Baghdad e l’organizzazione Al Qaida dello sceicco Osama bin Laden, definendo le accuse lanciate dal segretario di stato americano Colin Powell "menzogne a cui nessuno crede".
La partita passa ora ai supplementari dei quali devono essere fissati metodi e scadenze. E l’attesa si sposta sul discorso sullo stato dell’Unione del presidente Usa George Bush. Allora sapremo se la Casa Bianca si riserva il diritto di considerare conclusi -in qualsiasi momento- i tempi delle ispezioni e passare all’azione militare. Ipotesi questa evocata da una fonte di Washington secondo la quale bisognerà pur decidere in tempi brevi quando dire basta "agli inganni di Saddam". La Seconda Guerra del Golfo chiuderebbe così con Saddam i conti che dodici anni fa Bush senior non seppe o non volle chiudere.
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