Bush, Blair e Aznar alle isole Azzorre per il vertice dei paesi favorevoli alla guerra all’Iraq. Lontano dal Palazzo di Vetro e da Baghdad, dagli alleati diventati avversari del vecchio continente e dalle proteste pacifiste. Sei ore - minuto più minuto meno - per decidere il destino dell’Iraq, ma anche i futuri equilibri dell’occidente oltre alla futura credibilità delle Nazioni Unite. Ufficialmente è l’estremo tentativo diplomatico di evitare la guerra. Di fatto un gran consiglio per mettere a punto i dettagli dell’attacco.
Chiare le parole pronunciate proprio poco fa dal premier spagnolo Aznar: una seconda risoluzione dell’Onu non è indispensabile sul piano legale per lanciare un'operazione militare contro l’Iraq. Una frase che lascia poco spazio alle interpretazioni. Del resto Bush era stato chiaro ieri nel suo discorso radiofonico alla Nazione: le nazioni libere - ha detto - stanno per vivere giorni cruciali. Forse ci sarà davvero l’ultimo tentativo di modifica per il testo della seconda risoluzione, nella speranza di trovare una formula di compromesso con i sei paesi ancora incerti al consiglio di sicurezza. Forse i tre alleati decideranno comunque di mettere ai voti la risoluzione con l’ultimatum all’Iraq , o più probabilmente - seguendo la logica di Aznar - si atterrano alla prima risoluzione, la 1441, e daranno l’ultimatum all’Iraq senza l’appoggio dell’Onu. La Francia tenta il tutto per tutto.
Insieme a Russia e Germania chiede un incontro a livello ministeriale al consiglio di sicurezza per discutere del prolungamento delle ispezioni in Iraq. Chirac chiede esplicitamente di concedere un altro mese di tempo agli ispettori.
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