ITALY, Mentre in queste ore a Baghdad vengono interrogati per la seconda volta l’interprete e l’autista presenti al momento del rapimento e la televisione del Qatar “al-Jazeera” diffonde filmati e appelli italiani, a Roma la gigantografia di Giuliana Sgrena, che da ieri sera campeggia sul palazzo del Campidoglio, costituisce una delle richieste più chiare e forti che la giornalista del ’manifesto’ rapita in Iraq sia rilasciata al più presto. Alla fiaccolata accesa al momento in cui l’immagine veniva calata tra le scalinate del Campidoglio hanno partecipato in tanti che volevano esprimere solidarietà alla famiglia di Giuliana e al quotidiano. Il sindaco di Roma Walter Veltroni ha ricordato Giuliana come “una delle giornaliste più autorevoli e competenti” per le vicende mediorientali. “Chiunque voglia capire cosa accade laggiù ha un appuntamento fisso con i suoi articoli”.
Veltroni ha chiesto al governo di impegnarsi al massimo perché Giuliana venga liberata e possa tornare presto a fare il suo lavoro. “Giuliana non è una giornalista embedded " ha detto il presidente della Federazione nazionale dei giornalisti italiani, Paolo Serventi Longhi " e non se l’è ’andata a cercare’, Giuliana voleva e sapeva capire, come ha sempre fatto”. (Gli embedded sono i giornalisti aggregati alle truppe della coalizione, ndr) Eric Yusef, corrispondente da Roma del quotidiano francese ’Liberation’ ha ricordato che Giuliana è stata rapita un mese dopo la scomparsa della giornalista francese Florence Aubenas e del suo interpete iracheno, Hussein Hanoun Al-Saadi. Rosa Rinaldi, vicepresidente della provincia di Roma, ha invitato tutte le persone presenti in piazza ad attivarsi per la liberazione: “Ognuno, nella sua posizione, può fare qualcosa”.
E la MISNA sta tentando di farlo anche con queste sue note domenicali che, accanto a qualche altra notizia di attualità , intendono tenere desta l’attenzione dei suoi lettori, invitandoli a partecipare alla mobilitazione per Giuliana affinchè nulla venga omesso per farla tornare al più presto libera. Con il rapimento della giornalista italiana erano 35 gli ostaggi (di diversa nazionalità e alcuni nemmeno identificati) nelle mani di sequestratori iracheni la cui vera natura resta spesso poco chiara e misteriosa. “Questa azione " ha detto oggi all’agenzia di stampa Ansa l’autorevole sunnita sheikh Abdul Salam al-Kubaisi - rivela la vera identità di coloro che l’hanno rapita. La terra dell’Iraq è estranea a tali pratiche”, una frase enigmatica eppure significativa. Poco dopo, la lista degli ostaggi è salita a 39 con il rapimento di quattro tecnici telefonici egiziani.
Ma quanti sono in tutto i sequestrati, anche quelli che non sono mai tornati? Forse nessuno lo sa: perfino il “New York Times”, in due distinti articoli, ne ha indicati una volta 190 e un’altra 120. In memoria di tutti quelli che non ci sono più, come Enzo Baldoni, e per la salvezza di tutti coloro che come Giuliana possono e devono essere liberati, deve ora continuare e crescere la pacifica e civile mobilitazione che ha per faro la gigantografia appesa sul cuore di Roma. (Pietro Mariano Benni) [MB]
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