MEDIO ORIENTE - La battaglia è esplosa nel cuore della notte. Un'imponente colonna di carrarmati coperti da elicotteri da combattimento ha travolto i posti di blocco palestinesi a sud di Gaza e puntato dritto verso la città autonoma di Khan Yunis. Nessuna resistenza fino alle porte della città , ma al passaggio nel quartiere di al-Amal -roccaforte del fondamentalisti di Hamas e vero obiettivo dell’incursione- esplode la battaglia. Bastano poche scariche di mitragliatrice a far scattare la pesantissima reazione israeliana. Alla prime luci dell’alba quando la popolazione, convinta che l’incursione fosse terminata, esce dalle case per radunarsi davanti alla moschea di Katiba, ecco che la battaglia si trasforma in strage. Un elicottero, forse in risposta a colpi isolati esplosi da qualche palazzo, lancia un missile proprio in direzione della folla. "Erano tutti uomini armati" si giustifica israele. Le vittime accertate della notte di Khan Yunis sono tredici -tra loro due donne e un bambino- un numero destinato a salire, quasi la metà dei 76 feriti sono in condizioni disperate. I palestinesi accusano il comando isaeliano di aver aperto il fuoco anche sull’ospedale dove in quelle ore venivano trasportati i feriti. "Abbiano sparato perché dallo stesso ospedale -risponde l’esercito- sono partiti colpi di mortaio contro un vicino insediamento ebraico". Hamas giura vendetta e lancia la sfida: "l’uccisione di civili sarà punita con l’uccisione di altri civili". Il comandante delle forze israeliane risponde lapidario: "Abbiamo realizzato il nostro obiettivo: dimostrare ad Hamas che non esistono roccaforti inespugnabili, abbiamo cercato di usare tutte le precauzioni ma era inevitabile che qualche civile potesse rimanere coinvolto".
"Ci vendicheremo", giura Hamas, dopo la notte di guerra e la mattina di morte vissute nella striscia di Gaza, a Khan Yunes. E Israele ha già intensificato i controlli e inasprito le misure di sicurezza. Il rischio di attentati nelle prossime ore è altissimo.
Il raid israeliano giunge nel mezzo della visita nella regione del responsabile della politica estera della Comunità europea, Javier Solana, nel tentativo di rilanciare un dialogo di pace fra le parti. Un compito reso più difficile dal’attacco.
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