La selezione genetica delle specie di mais era in America una routine già 4 mila anni fa. Lo dimostra un articolo pubblicato oggi sulla rivista Science da un gruppo di ricercatori del Max Planck-Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia in Germania. Il confronto tra le pannocchie del Messico e quelle degli Stati Uniti sudoccidentali dimostra che almeno tre varianti genetiche chiave delle piante vennero selezionate attraverso incroci e coltivazione selettiva dagli abitanti dell’epoca.
"Le civiltà si sono evolute usando come base piante geneticamente modificate" hanno concluso i ricercatori, per i quali l’unica differenza rispetto agli Ogm moderni è l’uso di tecniche più sofisticate.
La prima pianta di mais ad essere coltivata fu la teosinte, tra i 6 e i 9 mila anni fa nella valle del Balsas nel Messico meridionale. Però non era molto utile dal punto di vista agrario: era una pianta erbacea con piccole pannocchie con i chicchi racchiusi in "confetti" particolarmente resistenti.
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BOILER ENEL
Quando il mais diventa transgenico
di Sara Capogrossi Colognesi
IL DNA MANIPOLATO delle piante genticamente modificate arrivato lontano, fin nelle pi remote regioni del Messico. quanto ha appurato lo studio di David Quist & Ignacio H. Chapela, due ricercatori della University of California, Berkeley, Department of Environmental Science, Policy and Management. La ricerca, pubblicata questa settimana su Nature, ha analizzato il mais coltivato tra le montagne di Oaxaca, nel sud del Messico. E i risultati sono quantomeno allarmanti: le piante presentano Dna estraneo, proveniente da semi il cui patrimonio genetico stato alterato in laboratorio. E, cosa ancor pi preoccupante, le sequenze aliene sono di tipi diversi: alcune sono chiaramente frammenti artificiali, mantenutisi integri nelle piante esaminate; in altri casi, invece, sembra che le sequenze transgeniche si siano ricombinate con il Dna proprio delle variet selvatiche, dando vita a risultati del tutto nuovi.
I nostri dati dimostrano che esiste un ampio flusso genico proveniente dal mais prodotto industrialmente, spiegano i ricercatori. Risultati particolarmente sorprendenti se si pensa che dal 1998 in Messico stata introdotta una moratoria sulla coltivazione del mais geneticamente modificato. La presenza di sequenze estranee di Dna dimostrerebbe il mancato adempimento della moratoria o, peggio, la permanenza nella popolazione di geni introdotti prima del 1998. La nostra scoperta di unalta frequenza di inserzione genica in unampia variet di contesti genomici, continuano i due, indica che gli eventi di ibridazione sono relativamente comuni e che i costrutti di Dna transgenico probabilmente vengono mantenuti nella popolazione da una generazione allaltra.
Bisogna infine ricordare che la presente analisi stata condotta in regioni relativamente remote. Ci si dovr perci aspettare, avvertono gli autori dello studio, che in regioni pi accessibili si verifichino ancor pi numerosi inserimenti di sequenze estranee. Daltronde, il rilascio commerciale di grandi quantit di semi transgenici a livello internazionale, sin dalla met degli anni Novanta, secondo i ricercatori, offre unopportunit unica per seguire il flusso di materiale genetico in regioni bio-geografiche. Saranno necessari ulteriori studi dellimpatto di tale flusso fra ibridi artificiali e variet tradizionali per garantire il futuro della produzione sostenibile di cibo. Studi a lungo termine potranno dirci, per esempio, se i costrutti transgenici mantengono la loro integrit e per quanto tempo, e se la presenza di geni estranei nelle popolazioni locali di mais si mantiene ai livelli rilevati o cambia nel tempo.
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