"Nell’eventualità che partecipino, saranno i benvenuti - ha detto Rumsfeld - nel caso non siano in grado di farlo, sapremo come farvi fronte". Rumsfeld ha anche aggiunto che la Gran Bretagna potrebbe avere un ruolo successivo, nel processo di ricostruzione che seguirà alla cacciata di Saddam Hussein.
Gli Stati Uniti intanto continuano a fare pressione perchè si voti al più presto una nuova risoluzione al Consiglio di sicurezza dell’Onu che ponga un ultimatum secco al dittatore iracheno per il 17 marzo. Ma l’alleato britannico, a conti fatti (date le minacce di veto di Francia, Russia e Cina) ha cominciato a mordere sul freno e vorrebbe spostare la scadenza alla fine del mese per tentare ancora di guadagnare supporto in seno al Consiglio.
Una guerra senza l’avallo dell’Onu, tra l’altro, troverebbe molto difficilmente l’appoggio del Parlamento inglese. "Non è ancora chiaro cosa decideranno alla fine - ha osservato Rumsfeld - così come non è chiaro quale sarà il loro ruolo. E non lo sapremo finchè non sarà votata una nuova risoluzione all’Onu".
Nel frattempo comunque il ministro della Difesa inglese, Geoff Hoon, è tornato mercoledì a dichiarare piena fedeltà all’alleato americano: "Rumsfeld ha ogni ragione di credere che una guerra in Iraq vedrà un notevole impegno delle forze militari britanniche".
Ultimi Articoli
Monferr'Autore, piazza Mazzini canta Guccini: in 300. Al contest vincono i Bailenga
LA RIVOLUZIONE È SERVITA!
Carpooling a Milano: sosta gratuita in cinque parcheggi ATM con l’app BePooler
Bergamo, allarme bomba alla Brembo: evacuate tre sedi, artificieri al lavoro
Milano capofila contro tratta e sfruttamento: 3,7 milioni per “Derive e Approdi”
Coca-Cola Pizza Village Milano 2026: programma, pizzerie e concerti a CityLife
Ztl Isola, dal 7 settembre partono le telecamere: come accedere e chi è esente
Borse di studio universitarie, Regione Lombardia stanzia oltre 114 milioni per il 2026/2027
Maltempo in Lombardia, formalizzata la richiesta di stato di emergenza nazionale