La maggior parte di chi naviga su Internet per lavoro si imbatte facilmente in un sito pornografico. E di questi, il 15% ha visitato siti simili più di dieci volte. Lo riporta un'indagine sull’uso del web condotta dalla Cerberian Inc. e dalla SonicWALL. Lo studio ha anche indicato che la metà del campione intervistato passa circa il 10% del tempo di lavoro su Internet per motivi personali: più o meno 4 ore a settimana, che equivalgono a 9 giorni all’anno.
Da quanto emerge dall’inchiesta, Internet risulta un mezzo ancora abbastanza poco controllato: il 60% degli intervistati sostiene che le proprie strutture non dispongono di una normativa contro l’uso del web per motivi personali durante l’orario di lavoro; più del 50%, inoltre, non usa alcun tipo di filtro sulla navigazione.
l’accesso libero al web sottolinea il problema della responsabilità delle aziende: i dipendenti possono infatti frequentare siti porno in ufficio, oltre a scaricare, registrare e scambiare materiale protetto da copyright utilizzando i computer del datore di lavoro. l’uso inappropriato del web sul posto di lavoro potrebbe così causare gravi problemi disciplinari. "I risultati dell’indagine sono chiari: il 63% dei dipendenti è preoccupato della facilità con cui dal posto di lavoro si può accedere sul web a contenuti pornografici", dichiara Matt Mosman della Cerberian Inc.
I modi più comuni con cui ci si può imbattere accidentalmente in materiale porno sono: le finestre di dialogo pop-up (55%), i link camuffati (52%) e i collegamenti che si aprono automaticamente all’interno delle e-mail (23%).
Center for media research
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