Roma - Il giorno 22 febbraio 2008, presso Umberto I Policlinico di Roma, Aula I Clinica Medica, dalle ore 09.00 alle ore 15.00, esperti di bioterrorismo e rischio biologico daranno vita ad un confronto per discutere delle strategie da adottare in caso di attacco terroristico con agenti chimici, e come l’Umberto I di Roma, sia organizzato per accogliere la cittadinanza colpita da tale evento. Illustri esperti sviscereranno le argomentazioni di rilievo e le problematiche emerse nelle esperienze mondiali, e daranno il loro contributo a livello organizzativo, diagnostico ed assistenziale relativo ad un evento terroristico da agenti chimici, di gravità inaudita.
L’esposizione ad agenti biologici in ambiente di vita e di lavoro è un importante rischio per la salute che deve essere ben conosciuto dagli operatori della prevenzione per sviluppare una corretta, aggiornata ed utile attività di informazione e mettere in atto validi piani di prevenzione, sorveglianza e controllo delle patologie correlate. La possibile minaccia di atti di terrorismo con impiego di agenti biologici determina una necessità di approfondimento, come avverrà in questo convegno.
La WHO ( World Health Organization) definisce arma biologica: un’arma che ha come obiettivo quello di disseminare agenti che provocano malattie come virus, batteri, tossine, acidi nucleici infettivi o prioni. La WHO propone un elenco di 47 agenti biologici che possono essere considerati armi biologiche. Altre liste sono state proposte dall’ONU e dalla NATO. C’è comunque unaminità tra gli esperti ritenere alcuni agenti biologici come armi biologiche: il bacillo del carbonchio, quello della peste, il batterio della febbre tifoide, il virus del vaiolo, la brucella ed altri ancora.
Anche i CDC ( Center Disease Control) hanno aggiornato la lista dei patogeni che rappresentano il maggior rischio per la sicurezza mondiale, tenendo in considerazione alcuni criteri quali: la facilità con la quale il germe può essere disseminato e diffuso per contagio da uomo a uomo; il potenziale mortale; le ripercussioni sulla salute pubblica; l’impatto psicologico sulla popolazione; la capacità di costituire un elemento di disgregazione sociale; il livello degli interventi attuabili per controllare un eventuale emergenza.
A seguito degli attentati terroristici degli ultimi anni, anche l’Unione Europea, ha adottato un atteggiamento più attivo in materia, rivedendo i sistemi di protezione esistenti e riducendo al minimo le minacce per la salute della popolazione. Tra i principali obiettivi dell’Ue figurano:
una migliore cooperazione tra gli Stati membri per quanto riguarda la valutazione dei rischi, un sistema di allarme rapido e di intervento, la prevenzione di incidenti gravi causati da sostanze pericolose. Quando simili interventi si verificano, si tratta di limitare le conseguenze per la salute pubblica e l’ambiente procedendo in maniera coerente ed efficace. Per proteggere la comunità dalla minaccia del bioterrorismo, nel 2001 è stato costituito un Comitato per la sicurezza sanitaria, con il compito di assicurare le funzioni di coordinamento e consulenza necessarie a livello di UE. Poco tempo dopo è stato elaborato un programma di cooperazione in materia di predisposizione e reazione agli attentati biologici e chimici ed alcuni mesi dopo è stata istituita una task force. Una delle principali azioni del programma ha riguardato l’elaborazione e la diffusione di orientamenti clinici dell’UE relativi agli agenti biologici che potrebbero essere utilizzati per attentati o minacce di attentati terroristici. Dal 2003, la task force fa parte dell’Unità “Minacce per la Salute” della Commissione Europea. Tra i possibili scenari futuri, e sull’onda della crisi irachena ( il Governo di Baghdad è accusato di detenere arsenali chimici e biologici, e di fiancheggiare il terrorismo internazionale) si discute su quali siano i sistemi migliori per attuare i controlli e su quali criteri vadano adottati per valutare le potenzialità di un paese nel campo della ricerca e produzione delle armi biologiche. Si calcolano che vi siano almeno 10.500 scienziati, potenziali “mercenari ex sovietici” reclutabili da associazioni terroristiche. Secondo il Dipartimento di Stato Americano, tra il 1980 e il 1999 si sono verificati nel mondo 9.255 attacchi terroristici. Solo nello 0.17% dei casi è stato fatto uso di armi chimiche e biologiche. Tuttavia gli analisti segnalano un incremento di attacchi bioterroristici. Nel 1999 si sono avute 175 segnalazioni di possibili casi, il 71% delle quali credibili. Il bioterrorismo costituisce un’efficace “guerra simmetrica”, con cui pochi uomini possono sfidare la forza militare convenzionale ( e dagli elevatissimi costi) degli Stati. Le armi biologiche, a prescindere dal loro effettivo impiego, hanno inoltre un alto potenziale psicologico: suscitano allarme generalizzato fra le popolazioni e fra i Governi. Inoltre il loro effetto, a differenza delle armi convenzionali, non è circoscrivibile.
Coord. Resp.le Dott.ssa Manuela Astrologo
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