John Travolta è tornato al Festival di Cannes con un momento dal forte valore simbolico: la presentazione del suo debutto alla regia, Propeller One-Way Night Coach, e la consegna a sorpresa della Palma d’Oro onoraria, riconoscimento ricevuto durante il Festival di Cannes 2026 per la sua carriera.
In questo contesto, anche lo stile ha avuto un ruolo preciso. Più che semplice estetica, un vero linguaggio visivo. Perché vestire un artista come John Travolta significa contribuire a costruire un’immagine destinata a restare nel tempo.
Vestire John Travolta significa vestire un pezzo di storia del cinema?
Lo abbiamo chiesto a Matteo Perin, stilista italiano che da tempo cura il look di Travolta, compreso uno dei momenti più importanti della sua recente carriera pubblica.
“Sì”, racconta Perin. “È importante rispettare la sua carriera. Proprio per questo cerchiamo di creare il suo look per come lui è oggi, ma anche pensando al futuro. L’obiettivo è che, guardando quelle immagini tra molti anni, si possa dire: wow, quel momento è rimasto nella storia e sia riconoscibile per l'esatto momento in cui è stato concepito l'abito”.
Una visione che racconta bene il peso di ogni scelta. Travolta, nelle parole di Perin, appartiene già alla memoria collettiva del cinema. Ogni dettaglio deve quindi avere coerenza, identità e una propria durata nel tempo.
Il John Travolta visto da Matteo Perin
Alla domanda su quali parole userebbe per descrivere Travolta, Perin sceglie termini molto chiari: eleganza, dolcezza, garbo, coolness. Accanto a questo emerge anche il rapporto dell’attore con una certa idea classica dello stile.
“John è cresciuto con riferimenti legati agli anni Cinquanta. I suoi idoli erano figure di un’epoca in cui stile ed eleganza erano centrali. Per questo gli abiti senza tempo sono importanti”.
Perin racconta anche l’uso di colori come il verde e l’amarone, scelte che in alcuni casi hanno anticipato tendenze successive. Al centro del lavoro, però, resta un obiettivo preciso: rendere Travolta elegante e perfettamente a suo agio.
“Tu vesti la persona”
Uno dei passaggi più forti dell’intervista riguarda il metodo di lavoro. Perin spiega che, con i clienti famosi che segue, incluso John Travolta, il punto di partenza è sempre la persona reale e il suo carattere.
“Tu vesti lui. Non stai vestendo il personaggio, stai vestendo la persona. Questo è estremamente importante. Ed è molto più interessante vestire la persona perchè la devi comprendere, capire ed in un certo qual modo permeare”.
Una frase che aiuta a leggere in modo diverso anche il look scelto per Cannes. L’obiettivo era raccontare l’uomo dietro l’icona: un artista che ha attraversato generazioni diverse e che oggi si presenta anche nella veste di regista.
Uno stile evergreen pensato per durare
La sfida, secondo Perin, è creare modelli e tessuti capaci di mantenere Travolta elegante nel tempo, con uno stile evergreen.
“Quando vesto John è molto interessante capire il momento, l’evento, il luogo. Bisogna portare lo stile dentro quel contesto e renderlo unico in quel preciso momento”.
Nel caso di Cannes, il contesto aveva un significato ancora più forte: Travolta era presente come regista del suo primo film. Una trasformazione pubblica importante, accompagnata anche da un look con cappello, occhiali e richiami al mondo dei grandi registi classici. Travolta stesso ha spiegato che il basco indossato a Cannes era un riferimento voluto all’immaginario tradizionale del regista.
La Palma d’Oro onoraria e il look pensato per Cannes
Perin racconta che nessuno del loro gruppo sapeva che Travolta avrebbe ricevuto la Palma d’Oro onoraria. Il look era stato pensato per rappresentare una fase precisa della sua carriera.
“Lui era a Cannes con il suo primo film da direttore. Ci piaceva dare un’immagine differente. Così, tra qualche anno, riguardando quei momenti, si potrà riconoscere quel periodo: Cannes, il debutto alla regia, un John Travolta diverso, attore e regista insieme”.
Anche il cappello rientrava in questa idea visiva: raccontare un Travolta proiettato verso una nuova fase artistica, mantenendo intatta la propria storia.
Una sfaccettatura diversa di John Travolta
Dalle parole di Matteo Perin emerge un Travolta più umano e vicino. Accanto alla star di Grease, La febbre del sabato sera e Pulp Fiction, appare una persona attenta al significato dei momenti che vive, gentile nei modi e consapevole del proprio percorso.
In questo caso la moda diventa uno strumento di racconto. Serve a mostrare un uomo che ha già attraversato la storia del cinema e che continua a cercare nuovi linguaggi per esprimersi, lasciando immagini capaci di mantenere valore anche nel tempo.
Ed è forse proprio qui che si riconosce il lavoro di Matteo Perin: accompagnare John Travolta in questa evoluzione pubblica con eleganza, rispettandone identità, carattere e storia personale.
Qui puoi visitare il sito di Matteo Perin: www.matteoperin.com
E concludiamo con una domanda diretta ai lettori: Secondo voi, quanto conta lo stile nel costruire l’immagine pubblica di un grande artista?