Roma, talenti, Via Antamoro, vent’anni di attesa: ma chi paga il prezzo delle promesse rimaste sulla carta?

Roma, talenti, Via Antamoro, vent’anni di attesa: ma chi paga il prezzo delle promesse rimaste sulla carta?

Mi ero già occupato duramente di questo scempio qualche anno fa e oggi, i fatti mi danno ragione!

Ma la ragione è dei fessi?

Probabilmente si!

Oggi leggevo un bell’articolo su romatoday.it scritto da Valeria Costa e sono rimasto di stucco per il contenuto!

Eccolo il titolo: “Terzo Municipio, sbloccata l'opera attesa da vent'anni: 1,5 milioni per la nuova strada tra Antamoro e Vigne Nuove.”

Dentro di me ho pensato ma che bello, finalmente, ma...

Ma c’è un altro lato della storia di via Zavattini che merita di essere raccontato, e io c'ero e posso raccontarlo!

Ed è quello di chi, per vent’anni, come per altre strade di Roma "chiuse perchè chissà perchè", ha pagato davvero il prezzo dell’immobilismo amministrativo, sempre e solo del Comune di Roma, della capitale del mondo, della città eterna dai problemi eterni ma solo se non fai parte della “parrocchia” giusta.

Perché mentre oggi si festeggiano i fondi stanziati, le conferenze dei servizi concluse e un possibile avvio dei lavori nel 2028, c’è una domanda molto più concreta che qualcuno dovrebbe avere il coraggio di porsi: che cosa è successo, nel frattempo, a chi ha investito i propri risparmi per acquistare un negozio in via Giulio Antamoro?

Vent'anni non sono un dettaglio burocratico.

Per un'amministrazione pubblica possono essere una sequenza di delibere, conferenze, progettazioni, verifiche e rinvii.

Per un commerciante, invece, vent'anni sono una vita.

Sono anni di affitti da pagare, mutui, tasse, utenze, personale, manutenzioni e saracinesche da alzare ogni mattina sperando che qualcuno passi davanti alla vetrina.

E soprattutto sono anni nei quali un'attività commerciale avrebbe dovuto poter contare su una viabilità adeguata e su quel collegamento che oggi viene nuovamente presentato come una grande svolta strategica.

Ma se la svolta arriverà nel 2028, viene spontaneo chiedersi: perché non è arrivata vent'anni prima?

E chi ha comprato un negozio confidando nello sviluppo della zona?

Questa è la parte che non compare nei comunicati trionfalistici.

Ci sono persone che hanno investito denaro nell'acquisto di immobili commerciali nella zona di Antamoro, facendo valutazioni economiche legate anche allo sviluppo urbanistico previsto e alla prospettiva di una maggiore accessibilità.

Per alcuni quell'investimento può essersi trasformato in un'attività difficile da sostenere.

Per altri può avere significato anni di mancati incassi e un valore commerciale molto diverso da quello che avevano immaginato.

E qualcuno potrebbe essere stato costretto addirittura a vendere.

Non si tratta di numeri astratti.

Dietro ogni saracinesca abbassata c'è qualcuno che ci ha messo soldi, lavoro, tempo e spesso una parte della propria vita.

La domanda scomoda: chi risponde di questo ritardo?

Oggi leggiamo che l'opera era prevista, che era stata inserita per una scelta politica della giunta Veltroni, che serviva a collegare due diverse convenzioni urbanistiche e che finalmente sono stati trovati 1,5 milioni di euro.

Bene.

Ma allora la domanda diventa ancora più pesante: se quella strada era ritenuta necessaria, perché è rimasta per decenni sulla carta?

Perché si è consentito che cittadini e commercianti investissero in un quadrante che avrebbe dovuto beneficiare di un collegamento viario e poi si è lasciato che quell'infrastruttura restasse incompiuta per una generazione?

E soprattutto: chi ha mai pensato alle conseguenze economiche per chi quella zona l'ha vissuta non come una riga su una planimetria, ma come un investimento reale?

Non basta inaugurare il futuro per cancellare il passato

È troppo facile arrivare dopo vent'anni e raccontare la realizzazione di una strada come una vittoria politica.

La vera vittoria sarebbe stata realizzarla quando serviva.

Perché oggi si può parlare di "svolta", di "strategia", di "collegamento fondamentale", di "accessibilità agli uffici" e di capacità di far defluire il traffico della Bufalotta.

Ma tutte queste definizioni sollevano una questione elementare:

se l'opera è così importante oggi, perché non lo era altrettanto ieri?

E se lo era, chi deve spiegare vent'anni di ritardo?

Non è una polemica di partito.

È una questione di rispetto verso i cittadini.

La politica non può prendersi soltanto i meriti

C'è poi un'altra cosa che dovrebbe essere chiarita.

Se oggi un consigliere rivendica la paternità del reperimento delle risorse e l'amministrazione risponde parlando di una convergenza tra maggioranza e opposizione, possiamo anche registrare con favore che, almeno questa volta, la politica abbia trovato un punto d'accordo.

Ma non trasformiamo un ritardo amministrativo di vent'anni in una medaglia al petto.

Il cittadino non ha bisogno di sapere chi taglierà il nastro nel 2028.

Ha bisogno di sapere perché quel nastro non sia stato tagliato vent'anni fa.

Perché nel frattempo qualcuno ha perso clienti.

Qualcuno ha perso fatturato.

Qualcuno ha chiuso.

Qualcuno ha venduto.

Qualcuno magari ha perso una parte importante del capitale investito.

E queste persone non possono essere considerate semplicemente "effetti collaterali" della burocrazia.

La vera storia di via Antamoro...

La vera storia, quindi, non è soltanto quella della strada che finalmente potrebbe nascere.

È anche quella di un'intera generazione di cittadini e commercianti che ha dovuto convivere con un'infrastruttura annunciata, prevista, studiata, finanziata soltanto oggi e rimandata per anni.

Se davvero quella strada era indispensabile per collegare i quartieri e migliorare l'accessibilità, allora bisogna avere l'onestà politica di riconoscere che il ritardo ha avuto un costo.

E quel costo non lo hanno pagato i comunicati stampa.

Lo hanno pagato i cittadini.

Lo hanno pagato gli imprenditori.

Lo hanno pagato i commercianti.

Lo hanno pagato coloro che hanno investito credendo nello sviluppo di quella zona.

E qualcuno lo sta pagando ancora oggi.

Perciò, prima di distribuire medaglie per una strada che forse vedremo nel 2028, sarebbe serio fare anche un'altra operazione: andare a contare le saracinesche abbassate, le attività che hanno chiuso, gli investimenti rimasti senza il ritorno atteso e le persone che hanno dovuto vendere.

Perché una strada arrivata vent'anni dopo non è soltanto un'opera pubblica.

È anche il conto di vent'anni di ritardi.

E quel conto, almeno moralmente, qualcuno dovrebbe avere il coraggio di spiegare ai cittadini chi lo ha fatto pagare e, soprattutto, perché!

( Fonte e immagine: https://www.romatoday.it/zone/montesacro/fidene-se... )