Dal palco attacca anche Berlusconi su Mani Pulite: «l’Italia è come la Francia di Marat, ha rinnegato la sua rivoluzione»
SPOLETO - È cominciata la 45esima edizione del Festival di Spoleto. Riflettori accesi su Antonio Di Pietro, protagonista di una finzione teatrale che ricreato un immaginario processo a Charlotte Corday, l’assassina di Jean-Paul Marat. Verdetto di colpevolezza e pena capitale per la Corday, che era «difesa» da Paola Severino, ed è uscita sconfitta per pochi voti. A moderare il dibattito quale presidente del tribunale, Carlo Ludovico Grosso, l’avvocato che ha abbandonato la difesa della Franzoni a Cogne.
Antonio Di Pietro (Emblema)
FRECCIATA A BERLUSCONI - Sul palco, Di Pietro ha chiesto al pubblico nessuna clemenza per Charlotte Corday e per il suo crimine. «Se la difendiamo - ha urlato dal palco l’ex Pm - un giorno potremmo anche scusare chi si frega i soldi in Parlamento o chi compie atti sommari per farsi giustizia da solo». Poi ha virato sull’attualità : ha paragonato la Francia di Marat, «che vive un momento di pericolosa crisi istituzionale» all’Italia di oggi, parlando di «una rivoluzione, che è stata rinnegata dopo poco da un Parlamento diventato una palude», e sembra proprio, anche per la passione che vi mette, che parli di Mani pulite. Così ha concluso la sua arringa accusando chi vuol proteggere i propri privilegi e invocando per tutti l’uguaglianza davanti alla legge, in nome «della forza della ragione contro la ragione del cuore», perché «il paese è del popolo, come ci ha insegnato Marat».
DI PIETRO E LO SPETTACOLO - «Non ritornerò a teatro - ha commentato dopo la messa in scena Di Pietro - Anche se amo il mondo dello spettacolo che non considero affatto un universo di cartapesta, ma di sentimenti. Una esperienza univoca - ha ribadito ancora - non per rispondere alle recenti insinuazioni di Taormina, "l’unica cosa che poteva fare Di Pietro è l’attore"».
REQUIEM DI VERDI PER IL VIA - La quarantacinquesima edizione del festival di Spoleto, voluto nella cittadina umbra dal maestro Giancarlo Menotti a cui gli spoletini sono tanto affezionati, si è aperta venerdì sera in Duomo con il concerto inaugurale, il Requiem di Giuseppe Verdi per la direzione del maestro Riccardo Chailly, direttore del coro di Milano G.Verdi, Romano Gandolfi. Madrina d'eccezione, Claudia Cardinale che ha fatto il suo ingresso in cattedrale al braccio di Giancarlo Menotti.
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