ROMA - I server del Senato della Repubblica sono in gran parte migrati dal sistema operativo Windows di Microsoft alla piattaforma aperta Linux.
Lo ha detto un funzionario di Palazzo Madama, specificando che "la scelta non è stata ideologica ma squisitamente tecnica".
"c’è stata una migrazione sostanziale dei server dal sistema operativo di Microsoft a Linux", ha detto il funzionario. "Alcuni servizi interni girano ancora su Microsoft, ma abbiamo scelto di puntare su Linux e sulle nuove potenzialità offerte dal linguaggio Java e dai server Apache".
In particolare, diversamente che in passato, il nuovo sito www.senato.it utilizza le tecnologie del software libero e server Apache.
Il sistema operativo Linux, principale rivale di Windows ed altri prodotti Microsoft, è disponibile liberamente così come i sorgenti sono open source, in modo da garantire la condivisione libera di tutti i dati condivisi.
Microsoft mantiene rigorosamente tutti i sorgenti segreti e chiede a governi e società di sottoscrivere un documento che li impegna a non divulgare i dati usati per creare prodotti software. Ostacolando cosi la crescita tecnologica a scapito degli utilizzatori.
FONTE: http://www.reuters.it
Scarica alcuni desktop gratuiti per il Vs PC:
http://www.user.it/calendar1.html
http://www.user.it/user2004/tpl/3dmedia.php
Ultimi Articoli
Maker Faire Rome 2026, Gualtieri presenta Julia 3.0: l’AI ufficiale di Roma
Roma, via libera a 26 progetti per il commercio di prossimità: richiesti 2,6 milioni di euro
Meteo del weekend e ora solare: temperature in calo, il 25 ottobre lancette indietro
M6 Milano, il 24 ottobre si apre il confronto con i cittadini sulla futura metropolitana
Lombardia, 900.000 euro per bande, cori e gruppi folk: domande dal 20 novembre
Lombardia, 20 milioni per l’accesso al credito di imprese e lavoratori autonomi
Lombardia, 1,1 milioni per eliminare le barriere architettoniche: previsti 263 interventi
Carlo Buccirosso in scena con “Qualcosa è andato storto!”
Ilze Brands Kehris nominata rappresentante speciale dell’UE per i diritti umani