BOICOTTAGGI E OCCUPAZIONI
Già nella mattinata di giovedì l’interruzione delle lezioni Studenti in piazza è cominciata spontaneamente negli istituti di tutta Italia. Molti gli studenti in piazza e altrettanti quelli che hanno scelto di rimanere in aula, magari occupandola, per promuovere spazi di discussione e di riflessione sulla guerra in Iraq. «l’obiettivo - afferma Ilaria Lani dell’Unione degli Universitari - è quello di continuare a stare nei nostri luoghi e coinvolgere gli studenti sui temi della guerra. Ma anche promuovere azioni concrete come boicottaggi e dimostrazioni di fronte alle basi militari».
GLI ATENEI DELl’ARCOBALENO
Nel complesso, le iniziative degli studenti hanno potuto contare sull’appoggio Sciopero scuola delle istituzioni universitarie e scolastiche. E così numerosi rettori hanno approvato in consiglio di ateneo mozioni contro la guerra. A Siena l’amministrazione ha deciso di bloccare la ieri la didattica per la giornata di ieri. Oggi tocca alla Sapienza di Roma, dove si sta svolgendo un'assemblea nell’aula magna del rettorato. E domani sarà la volta di Napoli. «In questo modo - aggiunge Ilaria - le università sono riuscite a svolgere il loro ruolo: offrire spazi di discussione rispetto all’attualità . Essendo luoghi di cultura per gli atenei è importante promuovere una cultura di pace.
LE SCUOLE Sciopero scuola SUPERIORI
Per quanto riguarda le scuole superiori, la situazione è molto simile. A seconda della disponibilità dei presidi e dei docenti si sono scelte diverse forme di mobilitazione. Dalle assemblee di classe alle occupazioni, passando per le assemblee straordinarie e l’autogestione. E la piazza continua ad essere lo strumento privilegiato per far sentire la propria voce. Ieri gli studenti medi hanno affiancato i professori nello sciopero e nei cortei. Per giovedì si prevedono manifestazioni a Roma, Napoli e Palermo e venerdì anche a Bari. «Stiamo anche promuovendo dei gruppi di lavoro studenteschi che creino lettere collettive da Sciopero scuolafar pubblicare sui giornali - racconta Giuseppe Beccia dell’Unione degli Studenti». l’intenzione, aggiunge Giuseppe, è quella di «trasformare le scuole in profili di pace. In un momento come questo, è impossibile restare indifferenti e continuare nella normalità delle lezioni. Bisogna tenere acceso il testimone della pace anche nelle scuole».
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